Aprile 2011  Supplemento alla rivista EL.LE - ISSN: 2280-6792
Direttore Responsabile: Paolo E. Balboni
C. Amoroso, In parole semplici di Arcangela Mastromarco

AUTORE: Chiara Amoruso
TITOLO: In parole semplici
CITTÀ: Palermo
EDITORE: Palumbo
ANNO: 2010

 

“In parole semplici”, nato da una lunga interazione tra ricerca universitaria e realtà scolastica, è un libro che ci voleva. Ci voleva perché chiarisce e sistematizza un argomento - la semplificazione dei testi - su cui molto si è scritto e molto si è detto negli ultimi anni, ma in maniera episodica e frammentaria. Un argomento che ha sempre suscitato tanti entusiasmi quante rimostranze. Gli entusiasmi da parte soprattutto di insegnanti desiderosi di avere strumenti pratici per affrontare il nuovo problema della presenza di alunni non italofoni nelle classi. Le rimostranze soprattutto in ambito accademico da parte di chi additava il rischio di accomodarsi sulla comunicazione facile e di appiattire gli alunni stranieri su un livello di lingua medio-basso, avvallando - indirettamente - processi di marginalizzazione.

Proprio a partire da queste critiche, l’autrice definisce un modello di intervento sui testi la cui cifra distintiva è la doppia funzionalità: facilitare l’accesso ai contenuti, promuovere l’apprendimento dell’italiano. L’etichetta proposta di “riscrittura funzionale” si scrolla di dosso i sospetti che il termine “semplificazione” induce e riflette bene il senso della proposta didattica.

Una riscrittura funzionale è quella operata avendo di mira degli obiettivi di volta in volta definiti in rapporto a una categoria di destinatari; una riscrittura, quindi, modulata in funzione di quegli obiettivi. […] Se lo scopo del testo semplificato è essere semplice, lo scopo della riscrittura funzionale è essere difficile al punto giusto (pp. 53-54).

“In parole semplici” è un libro ricco e articolato che cerca di essere completo. Completo perché la descrizione anche minuta di tecniche e procedure si coniuga con la definizione di un quadro teorico organico. Completo perché suggerisce le cure a partire da una diagnosi attenta dei problemi (le categorie di difficoltà presenti nei testi scolastici). Completo perché l’esposizione è sostanziata da una ricca esemplificazione: esempi di come è (brani tratti da libri di testo), esempi di come potrebbe essere (percorsi di riscrittura e didattizzazione).
Completo perché il deficit linguistico degli alunni stranieri viene presentato come una metà del problema. Dall’altro lato ci sono, infatti, le difficoltà oggettive poste dai libri di scuola agli stessi alunni italiani in virtù di una tradizione testuale consolidatasi nel tempo. Attraverso un viaggio interessante e a tratti sorprendente dentro le pieghe dei testi scolastici l’autrice ci fa scoprire quante insidie vi si nascondano, quante “disfunzioni” convivano con le difficoltà definite “funzionali” (pp. 95-98). Si tratta in realtà di testi piegati e ripiegati al fine di comprimere in pochissimo spazio argomenti lunghi e complessi che il docente, forse il vero destinatario di questo tipo di scrittura, ha il compito di spiegare.

Gli alunni stranieri servono, dunque, a puntare il dito verso un problema che è endemico del nostro sistema scolastico e che sarebbe sbagliato affrontare in maniera occasionale e con strategie di emergenza. Lo sguardo smarrito degli alunni stranieri di fronte ai nostri libri di testo può, invece, diventare l’occasione per ripensare i modi della scrittura scolastica tout court, per apportarvi un benefico rinnovamento di cui tutti gli alunni, nonché gli insegnanti, potranno avvantaggiarsi (pp.VIII-IX).

La proposta didattica è completa, infine, perché la descrizione delle tecniche di riscrittura prosegue con l’esposizione delle procedure di didattizzazione, nella convinzione dell’importanza di una trattazione esplicita delle strutture linguistiche:

Il testo riscritto sarà poi calato all’interno di una sequenza didattica che ne valorizzi al massimo le potenzialità di vettore di apprendimento linguistico (attività per la focalizzazione, l’esercitazione e il reimpiego delle strutture nuove) (p.VIII).

In parole semplici, dunque, è un libro che ricuce alcuni strappi:

  • quello tra l’esigenza di capire le discipline e l’esigenza di apprendere l’italiano;

  • quello tra i bisogni formativi degli allievi stranieri e i bisogni degli allievi italiani.

Rimane ancora lo strappo tra il desiderio degli insegnanti che operano in classi plurilingue e multiculturali di darsi gli strumenti per rispondere a bisogni speciali di apprendimento e le ristrettezze di tempi, di spazi e di risorse con cui fare i conti ogni giorno.

(È possibile scaricare lo specimen del libro dal sito www. itastra.unipa.it)

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