Comunicare in una lingua straniera. Dalla teoria alla pratica.
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La comunicazione è da decenni, almeno nelle dichiarazioni, al centro della riflessione glottodidattica. Ma la focalizzazione è sempre posta sulla comunicazione in lingua straniera come fine esterno al processo didattico: si impara una lingua hic et nunc per usarla poi, fuori, in un futuro più o meno nebuloso per gli studenti. L’A. invece concentra la sua attenzione, pur senza trascurare la comunicazione in lingua straniera nel mondo esterno alla scuola, proprio sulla comunicazione in classe.
L’insegnamento della lingua straniera, infatti, ha come caratteristica costitutiva quella di dover sopperire alla mancanza di input in lingua, cosa che invece è sovrabbondante nell’insegnamento della lingua seconda. Le ore di interazione a scuola, quindi, possono divenire uno dei momenti principali di offerta di lingua, di esposizione alla lingua. Si pongono tuttavia alcuni problemi: primo fra tutti, quello dell’autenticità della lingua straniera, usata da un italiano in una classe di italiani; in secondo luogo si pone il problema della effettiva possibilità di interazione tra docente e studenti, dove la competenza e il ruolo sociale sono fortemente portati ad accentuare l’asimmetria piuttosto che l’interazione spontanea. Sui queste linee di riflessione, con una costante attenzione sia alla dimensione teorica sia alle proposte operative che dalla teoria conseguono, si muove l’intera opera di quest’autrice estremamente attenta all’uso della lingua in classe come strumento di azione sociale – in cui sono attori sia il docente sia gli studenti.
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