Giugno 2016  Supplemento alla rivista EL.LE - ISSN: 2280-6792
Direttore Responsabile: Paolo E. Balboni
Linguistica testuale dell’italiano di Paolo Torresan

AUTORE: Massimo Palermo

TITOLO: Linguistica testuale dell´italiano

CITTÀ: Bologna

EDITORE: Il Mulino

ANNO: 2013

 

Il libro oggetto di recensione è utile a tutti quegli insegnanti che intendono accompagnare i loro studenti in indagini che non si limitano ai confini della frase.

Perlustrazioni di questo genere ci trasmettono informazioni circa vari aspetti della dimensione testuale: l’ambito del non detto (nella forma, in particolare della presupposizione e dell’inferenza), difficile da cogliere da parte dell’allievo straniero, l’organizzazione delle idee (coerenza) e dei rimandi intra ed extra testuali (coesione e deissi), l’equilibrio tra informatività ed efficacia, ecc.

Di particolare rilievo, nel volume, sono temi specifici, trattati con dovizia di particolari. Nell’ambito della scrittura colpisce, per esempio, la diffusione che nell’italiano scritto ha assunto il punto dinamizzante, attraverso il quale un sintagma viene isolato e messo in risalto. Il punto dinamizzante caratterizza, per esempio, la scrittura di una penna di talento come Ilvo Diamanti (si veda il seguente passaggio tratto da “La Repubblica” del 9 luglio 2012):

 

Il territorio. Dopo vent’anni di successi, adesso sembra perdere importanza. Insieme agli attori pubblici che ne hanno fatto una bandiera.

 

Assai simile è l’uso di sole protasi a mo’ di titoli (“Se il laboratorio è femmina”, La Repubblica, 22 giugno 2012).

Altra osservazione dell-autore che merita di essere distaccata è il confine sfumato rilevato tra coordinazione e subordinazione [sulla scorta degli studi di Jamrozik, E., 2009, “Il continuum tra coordinazione e subordinazione”, in A. Ferrari (a cura di), Sintassi storica e diacronica dell’italiano. Subordinazione, coordinazione, giustapposizione, Atti del X Convegno della SILFI, Cesati, Firenze, 797-810, e di Colombo, A., 2012, La coordinazione, Carocci, Roma, 2012). Riportiamo a tal proposito questa lunga e documentata riflessione di Palermo (195-196):

                  

Non sono infrequenti impieghi asimmetrici della e in cui la congiunzione può sottendere una relazione temporale (7,8,9), causale (10), ipotetica (11) ecc.

(7) Suona  la campanella della ricreazione e tutti escono come alla carica di centouno [LIP]

(8) Allora la Giovanna mi ha guardato e m’ha fatto [LIP]

(9) Prese Hervé Joncour e lo portò dal padre [A. Baricco, Seta, Milano, Rizzoli, 1996]

(10) I clienti non approfittano delle occasioni notturne di Roma e si sono già ritirati nelle stanze [M. Mazzucco, Un giorno perfetto, Milano, Rizzoli, 2008]

(11) Prendi un’altra pillola e guarirai [cit. In Colombo, 2012, 32]

I confini tra la coordinazione e la subordinazione appaiono sfumati non solo nel caso della e. Per esempio, si può rendere attraverso il ma (coordinazione coordinativa) un rapporto concessivo (subordinativo)

(12)    a. Ero molto stanco, ma non sono andato a dormire

b. Nonostante fossi molto stanco, non sono andato a dormire;

Inoltre, le avversative introdotte da quanto o mentre sono tradizionalmente classificate tra le subordinate; in realtà dal punto di vista logico-semantico “corrispondono piuttosto a una coordinata avversativa” (Serianni, L., 1988, Grammatica Italiana, Torino, Utet, 513).

(13)    a. Sei stato zitto, mentre (quando) avresti dovuto esporre le tue ragioni;

 

L’approccio assunto da Palermo è di tipo descrittivo, non normativo. In quest’ottica, la didattica ossessivamente attenta a quel che “si deve dire” o, ancor più, a quel che “non si deve dire”, ancora presente nella scuola italiana e – ahinoi- nell’insegnamento dell’italiano ad alloglotti, viene messa di fronte all’uso esteso che hanno assunto forme riconducibili a ordini marcati (es. “a me mi piace”), ripetizioni e strutture coesive rette da nessi giustappositivi (coordinazione asindetica), e altri fenomeni che risultano abnormi (cioè fuori dalla norma) più sulla carta che non nella viva realtà della lingua.  

In merito alla ripetizione, citiamo un passaggio illuminante che l’autore riprende da Serianni, De Benedetti (2009, Scritti sui banchi. L’italiano a scuola tra alunni e insegnanti, Roma, Carocci, p. 97):

la pratica correttoria dei docenti si concentra con particolare accanimento sulle ripetizioni, forse perché in mancanza di parametri oggettivi e condivisi per la correzione dei compiti scritti, certi insegnanti adottano griglie di valutazione in cui la ripetizione, essendo di per sé facilmente misurabile, occupa i primi posti nella graduatoria degli errori da evitare a tutti i costi. Nessuna ripetizione sull’ampia e complessa fenomenologia della ripetizione, nessun distinguo tra ripetizioni buone e ripetizioni cattive, nessuno sconto di pena per le ripetizioni inevitabili.

Il testo, nel complesso, costituisce una risorsa preziosa per ogni docente che si ponga come obiettivo quello di formare studenti in grado di avere una coscienza sottile, complessa, articolata dell’italiano.

 

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