Il QCERL per una gestione razionale della complessità

Il QCERL per una gestione razionale della complessità

Lend 3, Anno XXXV, 2006, 20-38

Quadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue, plurilinguismo, autonomia e dimensione affettiva nell’apprendimento, sono gli ambiti che costituiscono il nucleo tematico del numero 3/2006 della rivista Lend. Apre la rivista il contributo Il QCERL per una gestione razionale della complessità di Giovanni Nimis, nel quale l’autore affronta la rilettura del Quadro Comune Europeo di Riferimento suggerendone un utilizzo che non si limiti alla semplice descrizione di livelli di competenza Il Quadro, infatti, invita a considerare l’apprendimento delle lingue come un fenomeno complesso in cui interagiscono molte variabili e allo stesso tempo invita a riflettere su come sia possibile gestire questa complessità per poter inserire l’apprendimento linguistico in un più vasto processo di formazione culturale e democratica. Per docenti, facilitatori dell’apprendimento, ed allievi il Quadro risulta utile strumento di riflessione metacognitiva e di maturazione della consapevolezza delle proprie conoscenze, compresa anche la conoscenza del mondo, e delle competenze sui processi che vengono messi in atto quando si attiva una lingua straniera. In particolare l’autore sottolinea come il Quadro sostenga un approccio pragmatico alla lingua e come esso consideri nella sua interezza psicofisica e complessità colui che usa una lingua, inserito in una varietà di contesti di interazione comunicativa, elementi questi che condizionano l’apprendimento e l’ uso della lingua. Riprendendo il filo rosso di Nimis, Franca Quartapelle nel suo contributo Per una valutazione autentica e affidabile, si interroga su come nella complessità dell’azione linguistica si debba valutare la lingua o la capacità d’uso della lingua, senza cadere nel tranello di una separazione semplicistica tra giusto e sbagliato. L’autrice inizia la sua riflessione individuando l’oggetto della valutazione, cioè la capacità di un individuo di usare la lingua in situazioni reali per comunicare con individui di altra cultura e altra lingua. La capacità d’uso della lingua non scaturisce semplicemente dalla competenza linguistica, ma dalla capacità di dare coesione e coerenza alle frasi, realizzando un testo che funzioni nel contesto. Considerata la complessità dell’azione linguistica e tenendo conto della realtà in cui essa avviene, l’autrice critica l’abitudine a procedere alla verifica e valutazione per attività isolate, come ad esempio solo di ascolto o solo di parlato. L’autrice si sofferma quindi sull’analisi di alcune tipologie di prove di verifica, tenendo presenti oltre ai principi di validità e affidabilità enunciati dal Quadro, anche quelli di praticabilità e accettabilità.

pdm2k@libero.it
Università di Venezia

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