Giugno 2011  Supplemento alla rivista EL.LE - ISSN: 2280-6792
Direttore Responsabile: Paolo E. Balboni
L. Mariani, Communication Strategies. Learning to Teaching How to Manage Oral Interaction di Paolo Torresan

AUTORE: Luciano Mariani
TITOLO: Communication Strategies. Learning and Teaching How to Manage Oral Interaction
EDITORE: Lulu.com
ANNO: 2010

 

Autore tra i più prolifici in Italia, punto di riferimento di molte questioni di psicopedagogia delle lingue, in primis di metacognizione, Luciano Mariani affronta, in questo e-book, scaricabile a modico prezzo, la questione delle strategie comunicative.

Dire strategia è dire problema. O meglio la risoluzione di un problema comporta l’azione di una strategia. La risoluzione di un problema comunicativo, in particolare, avvisa Mariani, ha una natura cooperativa: i partecipanti all’evento comunicativo sono tenuti a negoziare e rinegoziare i significati al fine di raggiungere un’intesa comune.

Vediamo un esempio nello scambio in italiano tra un italofono [I] e una lusofona [L] che insegna lettere nella scuola media brasiliana. Il contesto: si sta parlando della presentazioni di pièce teatrali da parte classi della scuola in cui l’insegnante brasiliana opera.

L: C’erano molte classi, e alcuni davano uno spettacolo. C’erano molte persone.
I: Anche i tuoi?
L: I miei no, non sono venuti.
I: I tuoi studenti, voglio dire.
L: No, loro non hanno dato nessuno spettacolo.

Il problema è sorto all’altezza dell’uso del pronome “tuoi”: l’insegnante brasiliana intendeva si riferisse ai genitori di lei, mentre l’interlocutore, in collegamento con “alcuni” [studenti] della battuta precedente, chiedeva se anche gli allievi di lei avessero rappresentato qualcosa. La strategia di chiarimento viene applicata subito dopo: l’italofono illustra qual è il completamento della interrogativa precedente: “I tuoi studenti, voglio dire”.

Le strategie comunicative dunque sono dei comportamenti (alcuni dei quali possono anche essere non verbali) che gli interlocutori adottano, in maniera automatica, ogni qualvolta la comunicazione s’inceppa, al fine di chiarire il contenuto autentico del messaggio che uno dei due ha trasmesso.

Scrive l’A. (22, la traduzione è nostra):

L’insegnamento linguistico è ancora troppo centrato sulla comunicazione a norma – qualcosa che del resto nemmeno esiste – quando la maggiore sfida nell’apprendimento linguistico è [invece] come gestire una comunicazione non a norma.

Mariani offre una rapida scorsa circa le strategie di evitamento, quelle per le quali il problema, anziché essere affrontato, viene aggirato:

  • fingere di aver capito;

  • omissione (si lascia un vuoto nella frase);

  • calco (per esempio, una frase di una lusofona brasiliana, riferita ai suicidi che avvengono in una università: “da qui si giocano molte persone”: “giocarsi”, in questo caso, è un calco di “jogar-se”, lanciarsi);

  • code-switching (farcire il discorso con lessico appartenente alla LM);

  • traduzione letterale dalla L1 (questo è un nostro errore in portoghese; in luogo del chunk appropriato “Tem certeza?”, chiedemmo ad una collega, in forma ellittica, “Segura?”, spinti dalla L2, lo spagnolo “¿Estas segura?” e dalla L3, l’inglese, “Are you sure?”. La collega, rimase perplessa, dal momento che il verbo “segurar” in portoghese vuol dire “afferrare”. Quindi la nostra frase per lei significava: “afferri?”).

  • Semplificazione del messaggio;

  • Sostituzione del messaggio;

  • Abbandono del messaggio.

Maggiore attenzione viene dedicata alle strategie di realizzazione (“achievement strategies”) o, meglio, di risoluzione (del problema).

Alcune di esse riguardano singole espressioni: iponimi/iperonimi; sinonimi/contrari; parole che hanno un ampio significato, come “cosa”, “roba”, “persona”, ecc.; approssimazioni; parafrasi; autocorrezioni.

Altre hanno a che fare, invece, con il significato di un enunciato, per esempio mediante la richiesta all’interlocutore di ripetere, di parlare più piano, di chiarire, di formulare un esempio, di avere una conferma che si è colto perfettamente cosa intendesse dire.

Altre ancora riguardano la gestione della conversazione: aprire/chiudere gli scambi; dimostrare interesse; gestire il turno di parola; segnalare quando si vuol intervenire o si intende cambiare tema; usare una serie di tattiche per prendere tempo, in modo da organizzare i propri pensieri.

Una questione che divide gli studiosi riguarda l’insegnabilità delle strategie; taluni sono convinti che esse vengano acquisite inconsciamente, quindi in maniera implicita, dal parlante nell’atto stesso di essere esposto o coinvolto in una comunicazione in lingua straniera.

Su questo punto Mariani dichiara (44; la traduzione è nostra):

Coloro che dissentono da un insegnamento esplicito delle strategie rivendicano che gli allievi sono già in possesso di una conoscenza intuitiva, implicita delle strategie, da mettere in pratica nell’atto stesso del comunicare. Ciò è vero ma resta da accertare come e quanto ogni singolo apprendente abbia sviluppato tale consapevolezza e ne faccia attivamente uso. In molti casi, trattare la questione delle strategie comunicative significa considerare una serie di problemi che l’apprendente non sa risolvere nemmeno nella propria L1, di conseguenza, l’educazione alle strategie diventa un importante obiettivo dell’educazione linguistica –un obiettivo cross-curricolare che più insegnanti di lingue possono condividere, nell’ottica di un transfer tra più lingue.

Mariani opta per integrare, dunque, un approccio induttivo (in cui le strategie sono soggetto ad un noticing, in fase di analisi dell’input orale) con uno deduttivo (l’insegnante offre un data-base di chunk, da comparare eventualmente con gli equivalenti in LM).

L’avvertenza è che comunque, ogni parlante ha la più totale libertà di adottare le strategie che reputa consone al suo stile comunicativo, e che formano tratti caratteristici del suo idioletto (ci vengono in mente conoscenti che, ogni volta raccontiamo loro un aneddoto, non cessano di intervenire con un “davveero?”, il quale si suppone abbia una funzione fàtica, e che pur tuttavia, a forza di essere usato, ci fa dubitare sulla nostra sincerità Peggio ancora in portoghese, dove all’interlocutore pare non venga data possibilità di sorta: “Mentira!”, “bugia”. Altri, dalla sensibilità più raffinata, ci hanno convinto ad abbandonare la formula “hai capito?”, per monitorare la ricezione del messaggio, diffusa peraltro in molte altre lingue latine: “¿Entiendes?”, in spagnolo; “Entendeu?”, in portoghese, ecc.– e adottare, invece, un più rispettoso “sono stato chiaro?”; “non so se mi sono spiegato”, che affida all’emittente la responsabilità della trasparenza del messaggio trasmesso).

In questo approccio integrato, analisi e reimpiego sono coimplicati a diverso livello. L’analisi può riguardare tanto l’input quanto l’output, tanto la L1 quanto la L2; il reimpiego, d’altro canto, può avvenire in contesti più o meno controllati.

La seconda parte del saggio ospita una trentina di attività volte alla messa in pratica delle strategie comunicative: la proceduralizzazione dei chunk viene colta come premessa della spontaneità/ fluidità dello scambio.

Al lettore lasciamo la curiosità e quindi la scoperta di questo versante operativo, facilmente adattabile nel contesto dell’italiano LS.

Ci vien da apprezzare, in una nota conclusiva, lo stile chiaro e preciso dell’A. Leggere Mariani è come avventurarsi, cartina alla mano, all’interno di un grande edificio, e scoprire che ciascun elemento concorre al disegno del tutto. Una prosa maestra, pulita, essenziale; un’architettura che lascia pago il lettore, lo conquista e gli dà la sensazione di aver acquisito maggiori conoscenze e competenze.

Il libro in formato pdf può anche essere richiesto all’autore (e-mail: luciano.mariani@iol.it), mentre la copia cartacea può essere ordinata al seguente indirizzo: http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/communication-strategies/8906511

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