Giugno 2011  Supplemento alla rivista EL.LE - ISSN: 2280-6792
Direttore Responsabile: Paolo E. Balboni
L. Lorenzetti, L’italiano contemporaneo di Paolo Torresan

AUTORE: Luca Lorenzetti
TITOLO: L’italiano contemporaneo
CITTÀ: Roma
EDITORE: Carocci
ANNO: 2002

 

Luca Lorenzetti propone al lettore un affresco della lingua italiana e del suo evolversi nel tempo.

Lo sguardo a zoom che il professore dell’Università di Cassino dirige su alcune questioni può sollecitare l’interesse di chi insegna italiano a stranieri, soprattutto nei riferimenti di tipo:

  • diacronico. Tra le varie osservazioni colpisce il fatto che mentre un profano darebbe per scontato che molti composti o derivati procedano da lontano (anzi, la lingua italiana viene percepita dagli stranieri come caratterizzata dal diminutivo –ino), “la maggioranza dei lessemi dotati di struttura presenti in italiano (il 76%) si è formata […] in questi due secoli [l’Ottocento e il Novecento]: quasi il 70% dei derivati e addirittura il 96% dei composti” (p. 60)].;

  • comparativo (nel senso della relazione tra l’italiano con le altre lingue). Tra i tanti fenomeni colpisce che l’italiano non patisca, oggi come oggi, la colonizzazione da parte dell’inglese paventata da molti. “Le percentuali di anglicismi non adattati sono limitate nel lessico complessivo (1,6%), diventano trascurabili nel lessico corrente e si avvicinano addirittura a zero nell’uso reale” (p. 54), per cui “che l’inglese possa costituire una minaccia per l’equilibrio del lessico sembra per ora una preoccupazione eccessiva” (p. 55);

  • diatopico; con riferimento a tutte le competenze: morfologia (si pensi alla diversa frequenza passato prossimo/passato remoto a dipendere dalla latitudine; per quanto poi esistano dei contesti regionali atipici; per esempio, Catania vs Palermo nella pronuncia. in termini di italiano regionale, della /λ/), lessico (si considerino i geosinonimi; lacci/spighette/stringhe; grucce/appendini/stampelle); sintassi (per fare un esempio: l’uso del soggetto pronominale nel toscano avvicina la parlata regionale più all’inglese che all’italiano di oggi: noi si va) e la fonologia (esistono coppie minime presenti nella lingua nazionale che sono confuse in alcuni italiani regionali; un napoletano e un palermitano, nel loro italiano regionale, hanno difficoltà a distinguere fonologicamente i verbi di queste due frasi: il cane abbaia /ab:baja/; la luce abbaglia /ab:baj:ja/).

Risalendo al primo ambito va osservato che non c’è stato alcun interesse, in ambito glottodidattico, riguardo alla dimensione diacronica della lingua. Si suppone che uno studente interessato a comunicare non abbia tempo da ‘perdere’ con la lingua che non c’è più. Ma è certo che alcune difficoltà si ovvierebbero nell’atto di spiegare, per esempio, che cinema non è un maschile irregolare di per sé, ma lo è in virtù di una troncatura (cinematografo) e lo stesso è per la parola radio (radiotrasmettrice). Anzi, se mai nascesse, un domani, un metodo etimologico, in cui l’insegnante di italiano potesse contare sulla consulenza di colleghi di lingue classiche, molto lessico avrebbe una ritenzione più stabile: lo studente coglierebbe come dietro a molte parole si celino valori, universi culturali, e che il compito di quelle parole è stato proprio quello preservare dall’oblio costellazioni di significati, visioni del mondo.

Uno sguardo al passato, certo, ma una sensibilità sociolinguistica genera anche maggiore tolleranza da parte del docente nei confronti di alcuni errori commessi dall’apprendente.

In soldoni, il libro di Lorenzetti da un lato contribuisce al consolidarsi della competenza disciplinare degli insegnanti di italiano, dall’altro ha una funzione formativa, dal momento che forma l’insegnante a una mentalità di ricerca, di attenzione.

E in effetti non è forse vero che chi insegna è tenuto a costruire la sensibilità alla lingua, prima ancora di formare abilità e competenze? Solo poste queste premesse pedagogiche lo studente ha modo di vestire i panni di un esploratore anche quando si trova a tu per tu, da solo, con testi in italiano.  

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