Integrazione linguistica in Europa. Il Quadro comune di riferimento per le lingue

Integrazione linguistica in Europa. Il Quadro comune di riferimento per le lingue

Autore: 

UTET Università, Torino

Il Quadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue costituisce il nucleo tematico sul quale si sviluppano i 12 contributi di autorevoli studiosi, raccolti in due sezioni nel libro curato da Marco Mezzadri. Nella prima sezione, che si articola in 4 capitoli, il Quadro viene analizzato nella sua evoluzione politica. Il primo capitolo raccoglie l’analisi, condotta da Patrizia Mazzotta, sullo sviluppo del Quadro in un percorso di continuo perfezionamento delle politiche linguistiche europee per la promozione e diffusione delle lingue. L’analisi prosegue nel secondo capitolo con il contributo di Paolo Balboni, che con riferimenti ai principali documenti europei, ricostruisce le tappe più importanti delle politiche linguistiche europee che inducono a ripensare l’insegnamento delle lingue nella dimensione strategica del multilinguismo. Marco Mezzadri, invece, nel terzo capitolo, individua nel Quadro una indispensabile cornice di riferimento per la gestione e lo sviluppo della qualità dell’apprendimento e insegnamento delle lingue. Nel quarto capitolo, dal confronto tra le politiche linguistiche europee, con il Quadro, e quelle degli Stati Uniti, con gli Standards for Foreign Language Learning, Roberto Dolci individua la comune necessità di uniformità nell’attribuire ai processi di apprendimento delle lingue elementi di tipo culturale e di sviluppo cognitivo.Negli 8 capitoli, che compongono la seconda sezione del volume, il Quadro viene analizzato nelle sue potenzialità di strumento per il rinnovamento e il miglioramento delle pratiche formative e professionali dei docenti di lingue. Una guida di lettura per scoprire le potenzialità del Quadro, quale strumento di riflessione per chi si occupa di apprendimento, insegnamento e valutazione delle lingue, viene offerta da J.L.M. Trim, uno dei padri dei progetti dell’Unione Europea per le lingue. L’utilità del Quadro, strumento per migliorare i processi di rinnovamento curricolare e di riflessione nella formazione iniziale dei docenti viene sottolineata da Gé Stoks, nel settimo capitolo. Massimo Vedovelli, nel capitolo successivo, partendo dalla constatazione che gli addetti ai lavori non abbiano recepito in modo adeguato alcune parti del Quadro, in particolare quella relativa alla testualità, sottolinea come il Quadro offra interessanti spunti di riflessione a coloro che si occupano di italiano L2. Nel capitolo 9, Carmel M. Coonan articola la sua riflessione sulla metodologia CLIL per rileggere l’educazione linguistica in chiave plurilingue e pluriculturale. Barbara Spinelli, nel capitolo 10, prendendo in esame proposte e modelli interculturali di autorevoli studiosi (Beacco, Byram, Balboni, Starkey), . evidenzia la mancanza nel Quadro di un modello di riferimento completo e dettagliato per quanto riguarda la competenza interculturale. Daniela Zorzi evidenzia, nel suo contributo, come il concetto di compito nel Quadro sia dettagliato per quanto riguarda l’apprendente, mentre non sia altrettanto articolato per quanto riguarda l’insegnante. Aspetti della glottodidattica umanistico-affettiva italiana costituiscono lo sfondo su cui si articola la riflessione di Mario Cardona, che sottolinea l’importanza della componente esistenziale nel Quadro, a conferma del ruolo centrale e attivo di colui che apprende. Nell’ultimo capitolo, Giuliana Grego Bolli cerca di verificare se e in che modo il Quadro costituisca un riferimento per confrontare test o esami esistenti facendo riferimento ai descrittori di livello di competenza e se il Quadro possa fornire indicazioni utili all’elaborazione di nuovi test o esami.

pdm2k@libero.it
Università di Venezia

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