INSEGNAMENTO VEICOLARE IN PROVINCIA DI TRENTO

INSEGNAMENTO VEICOLARE IN PROVINCIA DI TRENTO

Autore: 

IPRASE TRENTINO, 2004

Dopo una essenziale introduzione in cui l’autrice descrive le ragioni pedagogiche e i principi teorici che sostengono l’insegnamento della lingua veicolare anche nel quadro dell’Unione Europea, Ricci Garotti passa in rassegna la situazione della provincia trentina, secondo i dati raccolti nel 2001 con una rilevazione presso dirigenti e docenti di tutte le scuole della provincia. I dati mettono in luce aspetti istituzionali ed organizzativi che caratterizzano la realizzazione concreta di questa particolare metodologia nei diversi ordini di scuola. L’attenzione è posta su alcuni fattori di grande importanza, quali: l’identikit dell’insegnante, la modalità dell’insegnamento (curricolare o modulare), la durata complessiva rispetto all’orario scolastico, l’eventuale co-docenza. Per quanto riguarda gli aspetti propriamente didattici sono stati raccolti dati sull’alternanza delle lingue (L1 e L2), in relazione a sistematicità e funzionalità della lingua italiana, utilizzata dai docenti come rinforzo alla comprensione anche attraverso la tecnica della traduzione. L’autrice procede quindi ad un’analisi critica dei dati, che rivelano, da un lato, la mancanza di un piano globale istituzionale di investimenti per la formazione del docente CLIL (Content and Language Integrated Learning) e, dall’altro, la ricerca da parte dei docenti impegnati nelle sperimentazioni in atto di approcci didattici produttivi ed attivi miranti all’acquisizione di abilità integrate lingua-disciplina. L’autrice pone l’accento su alcuni fondamentali problemi epistemologici, tra i quali la realizzazione di percorsi didattici che favoriscano la comunicazione reale applicata all’appropriazione dei contenuti mediante lo sviluppo di un’interlingua (stadio di competenza linguistica in cui è già stato raggiunto un dato livello di autonomia linguistica, ma non ancora perfezionato rispetto a lessico, correttezza morfo-sintattica, pronuncia, ecc..). L’autrice suggerisce, nelle riflessioni sui questionari, la necessità di ricercare un’identità precisa, anche se flessibile, della lezione CLIL, dove i modi e gli spazi della comunicazione siano chiaramente e funzionalmente pianificati e privilegino il lavoro collaborativo, rispetto alla lezione frontale. L’opera si conclude con una sintetica panoramica delle modalità organizzative più diffuse in Trentino. Di particolare rilevanza risultano le esperienze del ciclo primario (elementari e medie), sia perché testimoniano un interesse concreto verso un approccio intensivo precoce, sia perché la lingua veicolata è il tedesco, ossia la lingua del vicino, in una prospettiva che valorizza la dimensione interculturale. Il testo è di sicuro interesse sia per il ricercatore sia per il docente CLIL.

guazzieri@unive.it
Università di Venezia

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